I Vietnamesi l´hanno presa sportivamente e hanno fatto diventare una seccatura un accessorio è molto trendy: ci sono caschi che sembrano cappellini da baseball, altri con orecchie di animali più o meno conosciuti, oppure si può applicare una specie di parasole e far diventare il casco una specie di cappello alla Rossella O´Hara. Cosa che comunque si addice ai guantoni lunghi e le camicia fiorite-rigorosamente-manica-lunga che le signore indossano per non essere raggiunte dai raggi solari. Com´è noto le fanciulle orientali rincorrono il mito della pelle bianchissima (i complimenti che non mi sono già stati fatti: e io che pensavo di essere abbronzata!).
Questo tentativo di individualizzazione mi ricorda per certi versi gli Stati Uniti. Una delle cose che mi è più rimasta impressa (insieme alla mole di bicchieri, piatti, posate e borse di plastica che un individuo è costretto ad utilizzare quotidianamente) è l´uso della macchina. Per prima cosa nessuno si sogna neppure di andare a piedi. Ogni indicazione è data in minuti di guida, le città sono costruite a misura di macchina. È più facile trovare un ristorante drive-in o drive-through che non uno dove sedersi. Scendendo dalla macchina solo per andare in ufficio o tornare a casa rende anche difficile fare degli incontri e potersi presentare. A questa mancanza gli americani sembrano risolvere con gli stickers. Su quasi ogni macchina sono attaccati degli adesivi che raccontano:
Quanti figli si hanno e come si chiamano
Se sono bravi a scuola (Proud parents of...)
Se siano stati mandati in guerra (Proud parents of...)
Se i genitori siano stati in guerra
La fede politica del propritario del veicolo
Varie ed eventuali (a volte tremende, a volte meno)
Trovando la cosa piuttosto interessante ho fatto una piccola raccolta... (Purtroppo manca il mio preferito “Freedom is not for free”)



